19 – 28 Ottobre 2018

Si precisa che la nostra società non è collegata in alcun modo con la società che organizza Eurochocolate, ma propone e organizza in totale autonomia i viaggi per visitare la manifestazione

La letteratura del cioccolato: i libri dal buon odore

La letteratura del cioccolato: i primi testi del XVII

Quanto conosci la letteratura del cioccolato? Quando sono stati scritti i primi testi sul cioccolato? Quando se n’è iniziato a parlare nei libri e nelle ricette?

Grazie alla mostra bibliografica e iconografica “Cioccolata, squisita gentilezza”, tenutasi nel 2005 a Firenze in collaborazione con la Biblioteca Nazionale centrale ed Eurochocolate di Perugia, abbiamo potuto avere accesso ad una ricca serie di testimonianze e documenti spesso inediti del 1600, quando l’Italia iniziò ad assaggiarne la dolce bontà.

Dai testi naturalistici di raccolta del prodotto, a ricette uniche e singolari, fino a diari, manoscritti, disegni e opere mediche (come l’opera del medico spagnolo Colmenero di Ledesma, Madrid, 1631). Varie ricette provengono da antichi ricettari fiorentini (come quella di Cosimo III cui si è accennato), ma si possono trovare testimonianze ancora più antiche nei testi conventuali dell’epoca e nei manoscritti spagnoli resi noti dai viaggiatori del tempo.

Svariati documenti e diari descrivono banchetti e feste dei salotti nobili, dove la cioccolata faceva da protagonista: un esempio è il racconto che descrive il ricevimento allestito a Firenze per il re di Danimarca nel 1709. Un’altra antica testimonianza su carta è di Marcello Malaspina, col suo “Bacco in America, componimento ditirambico in lode della cioccolata”, Firenze, Stamperia di Bernardo Paperini, 1741.

Poco dopo, lo scrittore inglese Isaac D’Israeli (1766 – 1848) nel suo “Introduction of Tea, Coffee, and Chocolate” scrive che l’uso smodato di cioccolata nel XVII secolo, soprattutto se unito alla consumazione di the e caffè, suscitava reazioni intense ed insolite passioni tanto che ne venne vietato il consumo ai monaci. Carlo II, considerandolo afrodisiaco e peccaminoso, lo bandisce, vietandone produzione e richiesta.

Si riparlerà di cioccolata anche in modo più puro, nelle nozze: Miguel Ángel Asturias (1899-1974) in “Uomini di mais” lo menziona così: “Perché poi le piaceva tanto la cioccolata? Ma era così buona la cioccolata, quella dei matrimoni, quella dei battesimi… Le feste si celebrano con la cioccolata e le torte di uccellini”.

La letteratura del cioccolato: poeti e scrittori

Oltre a diventarne dei gran bevitori, tanti autori iniziarono a scrivere sul cioccolato:

  • Carlo Goldoni cita il cioccolato come protagonista di una scommessa in “La bottega del caffè” e, ancora, lo si legge tra le righe della Locandiera;

  • Gasparo Gozzi, intellettuale fondatore del giornale Gazzetta Veneta, presenta nel 1760 Giovanni Trento come “il miglior fabbricatore di cioccolata di Venezia”. Elogia la sua macinatura del cacao e “il sapore assai grato” oltre alle sue proprietà “nutritive, salubri, delicate e soavi”;

  • Giovanni Francesco Pivati, nel Nuovo Dizionario Scientifico (1746), descrive così la cioccolata: “Buona per rimettere le forze, resiste alla malignità degli umori, fortifica lo stomaco, il cervello e altre parti vitali. Eccita la digestione e abbassa i fumi del vino, in specie la mattina del dopopranzo”;

  • Giacomo Casanova la nomina oltre cento volte nella sua “Storia della mia vita” e ne parlano anche Vittorio Alfieri e Alessandro Manzoni, che la descrive in “Una chicchera di cioccolata”;

Letteratura del cioccolato-Ricettario antico
  • Pietro Citati descrive la morte di Leopardi (14 giugno 1837) parlando del suo rito adorato del bere cioccolata “Leopardi morì con moltissima grazia, e in tono minore, come in tono minore aveva vissuto quasi tutta la sua vita. Verso le dieci, bevve la sua cioccolata con gran gusto, perché amava moltissimo quella bevanda”. Si racconta anche che passeggiava con la sorella Paolina per una “deliziosa stradina delle Rimembranze”, rinominata così perché vi sognava ad occhi aperti, dopo una colazione con caffè e cioccolata fatta al mattino presso la pensione dove abitava;

  • Charles Dickens, in “Casa desolata” (1853) e nel “Racconto delle due città” (1859), evidenzia il legame tra cioccolata e aristocrazia. Questa bevanda era, infatti, all’epoca ricercata e costosa, più del caffè; non era quindi possibile per tutti avere il privilegio di sorseggiarla. L’autore attraverso la cioccolata e sottolineando quante persone sono necessarie per servirla al “Monsignore” del suo racconto, fa un ritratto satirico dell’aristocrazia del tempo;

  • James Joice ne parla in “Gente di Dublino” narrando di cioccolata e biscotti che accompagnano un incontro di una giornata afosa;

  • Kerouac la cita nei “Vagabondi del Dharma”, dove una tavoletta di cioccolata può salvare l’anima del protagonista e “solo quella desidererebbe sopra ogni cosa al mondo”.

Letteratura del cioccolato- Libro e cioccolato

La letteratura del cioccolato: i libri antichi profumano di cioccolato e vaniglia

Come se la letteratura del cioccolato non bastasse, nel 2017 è uscito uno studio sull’odore dei libri e sulle reazioni delle persone nell’annusare le pagine sfogliate. L’University College di Londra e l’Heritage science hanno scoperto che i testi appena stampati evidenziano il tipico odore di carta e di inchiostro, ma i libri più antichi hanno un odore dolce e piacevole che ricorda quello del cioccolato misto alla vaniglia. Tutto partiva da una classificazione di odori su testi e biblioteche per cercare di prevenirne il deterioramento nel tempo.

L’odore, infatti, individua i materiali utilizzati nei libri, che “rilasciano nell’aria piccole quantità di composti organici volatili (VOC). Dopo aver prelevato un campione e analizzandolo attraverso una combinazione di gascromatografo e di spettrometro di massa, il chimico sloveno Strlič e i suoi colleghi sono stati in grado di identificare i componenti chiave dell’odore dei libri.”

Dopo aver individuato e classificato alcune di queste tracce chimiche, gli studiosi, insieme anche alla ricercatrice argentina Cecilia Bembibre e alla National Trust (la più grande organizzazione di conservazione del Regno Unito), si sono soffermati sugli effetti di questi elementi sull’olfatto delle persone che sfogliavano determinati libri, realizzando un esperimento che ha dato come risultato, da parte di 80 soggetti coinvolti, l’identificazione dell’odore dei vecchi libri con un profumo molto simile a quello del cioccolato.

“Si tende a usare associazioni familiari per descrivere gli odori quando non si riesce a individuarne l’origine – dice Bembibre – Inoltre, gli odori di cioccolato e caffè sembrano molto simili a quelli dei libri”. Sono, infatti, entrambi composti di elementi organici volatili simili: da un lato la composizione chimica di caffè e cioccolato, dall’altro la carta che si sta decomponendo.

Potrebbe essere un aspetto interessante da valutare non solo a livello di degustazione, ma anche per mostre e musei, per biblioteche, come nella ricerca, e produzione dei testi scritti. Che un buon odore aiuti la lettura e renda più piacevole magari anche lo studio? Sarebbe interessante approfondirlo, perché la letteratura del cioccolato ha senza dubbio il suo fascino.

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Giulia Tolleretti

Nata nel Settembre 1989, sono una bilancia curiosa e innamorata del bello. Unisco la passione per arte, musica, fotografia e viaggi alla mia professione di Psicologa. Scrivo articoli scientifici su stress e salute e collaboro a recensioni di eventi e racconti di viaggi. La scrittura è il mio personale luogo dell’anima, la mia passeggiata al mare, il mio sogno su carta.